Nel quadro delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, presentazione del libro “San Francesco”, alla presenza dell’autore Alessandro Barbero, in dialogo con Stefano Scaramuzzino, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona. In collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Lisbona, la Fondazione Calouste Gulbenkian e la libreria italiana PIENA – libri persone visioni.
| Lunedì, 16 marzo 2026, ore 18.30
Auditorio 2 – Fundação Calouste Gulbenkian Ingresso gratuito. Traduzione simultanea IT/PT |
Alessandro Barbero, nato a Torino nel 1959, è stato professore ordinario di Storia Medievale presso l’Università del Piemonte Orientale a Vercelli ed è oggi professore onorario presso il medesimo ateneo.
Studioso di storia medievale e di storia militare, ha pubblicato fra l’altro Carlo Magno. Un padre dell’Europa (Laterza, 2000), Premio Cherasco Storia 2002; La battaglia. Storia di Waterloo (Laterza, 2003); 9 agosto 378. Il giorno dei barbari (Laterza, 2005); Dante (Laterza, 2020), tradotti in 16 paesi, e il recentissimo San Francesco (Laterza, 2025).
Ha pubblicato diversi romanzi, il primo dei quali, Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo (Mondadori, 1995), ha vinto nel 1996 il Premio Grinzane Cavour Autori Emergenti e il Premio Strega, ed è stato tradotto in Francia, Germania, Spagna, Olanda, Svezia e Danimarca.
Ha collaborato per molti anni con Piero Angela e con la sua trasmissione “Superquark”, nonché con i programmi di Rai Storia, fra cui “A.C.D.C.” e “Passato e presente”.
Chi era Francesco d’Assisi? Alessandro Barbero ci porta dentro le tante versioni della vita del santo arrivate fino a noi. Con il rigore dello storico e il gusto del narratore, porta alla luce la storia complessa, stratificata e, a tratti, contraddittoria di Francesco, il santo che tutti crediamo di conoscere.
Nel 2026 saranno 800 anni dalla morte di san Francesco, uno dei più popolari fra i santi della Chiesa cattolica. Tutti crediamo di conoscerlo, ma niente è mai come ci immaginiamo.
Le più antiche biografie di Francesco furono scritte da frati che l’avevano conosciuto da vicino. Perciò potremmo credere, ingenuamente, che le informazioni di cui disponiamo su di lui siano non solo molto numerose ma sicure. Non è così. I testimoni si contraddicono continuamente: chi li ascoltava non amava ricordare che Francesco era stato un uomo pieno di durezze e di contraddizioni, che aveva sperimentato la delusione e la sconfitta. Volevano ricordare un santo perfetto in tutto, privo di dubbi e di amarezze e, in definitiva, simile a Cristo.
Era tale il contrasto tra le versioni di san Francesco proposte dai suoi biografi che, quarant’anni dopo la sua morte, l’Ordine prese una decisione senza precedenti: far distruggere tutte le biografie esistenti e sostituirle con una nuova e definitiva, la Legenda maior scritta dal generale dell’Ordine, Bonaventura. I codici contenenti le vite del santo scritte da chi lo aveva conosciuto vennero cercati nelle biblioteche e fatti sparire. Solo dopo secoli hanno cominciato a riemergere dall’oblio grazie a fortunati ritrovamenti, rivelandoci un Francesco molto diverso. Non il santo sempre lieto che parlava agli uccellini, raffigurato negli affreschi di Giotto ad Assisi, il santo che ammansiva i lupi, precursore dell’ecologismo moderno, che discuteva amichevolmente con i musulmani, precursore del pacifismo e dell’ecumenismo. Non è questo il Francesco che i suoi discepoli ci hanno raccontato. Il Francesco che emerge dai loro ricordi è un uomo tormentato, duro, capace di gesti dolcissimi e di asprezze inaspettate. Ma soprattutto non raccontano un solo Francesco perché ognuno lo ricordava a suo modo. E dunque? Chi è stato davvero quest’uomo straordinario? (https://www.laterza.it)
©ph. yuma martellanz