﻿{"id":246,"date":"2023-10-25T16:22:14","date_gmt":"2023-10-25T15:22:14","guid":{"rendered":"https:\/\/iiclisbona.esteri.it\/?page_id=246"},"modified":"2024-04-16T14:39:41","modified_gmt":"2024-04-16T13:39:41","slug":"tra-basso-medioevo-ed-eta-moderna-esploratori-mercanti-banchieri","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/iiclisbona.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/storia-delle-relazioni-italia-portogallo\/tra-basso-medioevo-ed-eta-moderna-esploratori-mercanti-banchieri\/","title":{"rendered":"Tra Basso Medioevo ed Et\u00e0 Moderna: esploratori, mercanti, banchieri"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>Giuristi, religiosi, diplomatici ed artisti hanno alimentato il dialogo e la mutua influenza tra le due culture, ma non furono da meno i mercanti, i cui nomi restano legati alla storia delle esplorazioni marittime portoghesi. La presenza di Genovesi e Pisani nei porti arabi e cristiani del Mediterraneo occidentale \u00e8 segnalata gi\u00e0 nel XII secolo, ma sono i nomi degli esploratori genovesi del XIV e XV secolo quelli pi\u00f9 impressi nella memoria collettiva. Come quelli di Ugolino e Vadino Vivaldi, che gi\u00e0 nel 1291 si avventurarono oltre le colonne d\u2019Ercole per raggiungere le Indie con due secoli di anticipo rispetto a Vasco da Gama e Cristoforo Colombo senza fare ritorno. Fu forse la loro avventura ad ispirare la storia del viaggio di Ulisse narrata nel XXVI canto dell\u2019Inferno; senz\u2019altro fu la causa della missione di ricerca capitanata da <strong>Lanzarotto Malocello<\/strong>, che nel 1312 approd\u00f2 alle Canarie e da cui prende il nome l\u2019isola di Lanzarote.<\/p>\n<p>L\u2019illuminato D. Dinis non volle restare indietro nella competizione con baleari e aragonesi, e nel 1317 nomin\u00f2 <strong>Emanuele<\/strong> <strong>Pessagno<\/strong> ammiraglio della marina portoghese, in cambio della presenza a bordo delle sue navi di venti marinai genovesi \u201c<em>sabedores do mar<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019esempio fu seguito dal figlio D. Alfonso IV quando nel 1341 affid\u00f2 il comando di una spedizione esplorativa delle Canarie al genovese <strong>Niccolosio da Recco<\/strong> e dal fiorentino <strong>Angiolino del Tegghia de&#8217; Corbizi<\/strong>. Di tale missione, che con tutta probabilit\u00e0 giunse anche all\u2019arcipelago di Madeira, resta il resoconto anche antropologico di Giovanni Boccaccio: il <em>De Canaria et insulis reliquis ultra Hispaniam<\/em> <em>in Oceano noviter repertis.<\/em><\/p>\n<p>Sulla base di tali scoperte, l\u2019infante D. Henrique finanzi\u00f2 nel 1456 la missione dei genovesi <strong>Alvise Cadamosto<\/strong> ed <strong>Antoniotto<\/strong> <strong>Usodimare<\/strong>, che dopo essersi inoltrati per oltre 100 km all\u2019interno del continente africano lungo il corso del Senegambia avvistarono parte delle isole di Capoverde. Stesso finanziatore e stesso luogo d\u2019origine anche per la missione del 1460 di Antonio da Noli, che esplor\u00f2 in modo sistematico tale arcipelago, e che per questo ne \u00e8 considerato lo scopritore.<br \/>\nNel controllo dei mari anche il piacentino <strong>Bartolomeo Perestrello<\/strong>, ingaggiato da D. Henrique per governare Porto Santo nel 1446.<\/p>\n<p>La conquista degli spazi oceanici non sarebbe per\u00f2 stata possibile senza un complesso sistema che garantisse l\u2019investimento di ingenti capitali per imprese comuni, attraverso schemi giuridici certi e stabili: non ci sarebbe stata economia-mondo senza l\u2019apparato tecnico-giuridico in grado di sostenerla. In questo settore, l\u2019esperienza finanziaria dei banchieri italiani presenti in Portogallo facilit\u00f2 considerevolmente la sua entrata nel ritmo e nelle tecniche del commercio mediterraneo prima, atlantico poi, perch\u00e9 nel XVI secolo potesse organizzarsi il commercio delle merci orientali negli esigenti mercati europei.<\/p>\n<p>Esplorazioni e banche sono naturalmente due vertici della base di un triangolo che ha come suo vertice il commercio. Pochi anni dopo la scoperta di Madeira, la popolazione ebrea portoghese attiva nel commercio dello zucchero elesse come loro rappresentanti mercanti italiani ivi residenti, come <strong>Dinis Sernige<\/strong>, <strong>Lucas Cesar<\/strong> e <strong>Sisto Lomellino<\/strong>. L&#8217;interessamento italiano alla rotta dello zucchero madeirense sarebbe proseguita anche con i due grandi mercanti fiorentini attivi in Portogallo nel XVI secolo: il primo fu <strong>Bartolomeo Marchionni<\/strong>, che riusc\u00ec a concentrare il monopolio sull&#8217;esportazione di alcune di queste merci in un\u2019area commerciale che toccava le Fiandre, le isole Britanniche, Madeira, le Canarie, e la Guinea.<br \/>\nIl secondo fu <strong>Lucas Giraldi<\/strong>, attivo qualche decennio dopo anche nel commercio degli schiavi con l\u2019Africa e delle spezie con le Indie orientali, partecipando in prima persona alle spedizioni delle flotte portoghesi verso i mercati orientali. Il suo raffinato stile di vita, gli atti di munificenza, ma soprattutto le operazioni di intermediazione bancaria per conto della monarchia gli valsero il favore della corte portoghese, tanto da divenire &#8220;fidalgo&#8221;, da ricevere il diritto a fregiarsi di uno stemma gentilizio.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che il Portogallo, e l\u2019emporio di Lisbona in particolare, furono i luoghi in cui tensioni tra identit\u00e0 comunali italiane perdevano la loro ragion d\u2019essere. Ma \u00e8 anche vero che la presenza dei mercanti italiani non fu esente da problematiche. In primo luogo, la posizione della Corona nei loro confronti era influenzata da fattori politico-diplomatici, come quando D. Dinis, fondatore dell\u2019Universit\u00e0 di Coimbra, imprigion\u00f2 i mercanti veneziani e autorizz\u00f2 la confisca dei loro beni, come reazione-rappresaglia contro la conquista di Ferrara ai danni del Papa (quel Papa era il Bonifacio VIII, che Dante colloca all\u2019Inferno). In secondo luogo, la presenza di stranieri sul suolo portoghese sottoposti a statuti speciali generava problemi e malcontento nel rapporto con la popolazione che da quei privilegi regi era esclusa.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nelle Cortes di Lisbona degli anni \u201850 del Quattrocento furono avanzate le prime proposte di espulsione dei mercanti italiani, ragion per cui molti di loro chiesero ed ottennero la naturalizzazione portoghese, come <strong>Marco<\/strong> e <strong>Battista Lomellini<\/strong>, <strong>Francesco Calvo<\/strong>, <strong>Micer Leonardo Siciliano<\/strong>, <strong>Nicolau Cattaneo<\/strong> e <strong>Antonio Spinola<\/strong>. Ma furono le corti di \u00c9vora-Viana del 1481-1482 a rappresentare un autentico manifesto contro la presenza dei mercanti stranieri nel regno: \u201cque todos os estrangeiros vindos ao reino para mercadejar regressem nas naus em que vieram\u201d \u2013 recitava contro i mercanti fiorentini, genovesi, veneziani, inglesi e castigliani, che \u201cnunca fesermos proveiro sallvo rouballos de moedas douro e prata e descobris vossos segredos da mina e ilhas\u201d.<\/p>\n<p>Infine, ad imitazione dell\u2019antica Cartagine, l\u2019infante D. Henrique inaugur\u00f2 una politica di tutela delle informazioni nautiche conosciuta sotto il nome di <em>Politica del Sigilo<\/em> in un\u2019ottica di concorrenza non pi\u00f9 solo con i vicini castigliani e aragonesi, ma anche con gli italiani stessi. Per esempio, venne vietato agli stranieri, e massimamente ai Genovesi e Fiorentini, di salire sulle navi portoghesi, impedita la stampa di libri nautici, mantenuta la segretezza sui manoscritti originali. Ciononostante, esiste ampia documentazione di come i mercanti italiani riuscissero ad aggirare l\u2019ostacolo, comunicando con rapidit\u00e0 impressionante con la madrepatria anche su contenuti su cui vigeva assoluta riservatezza.<\/p>\n<p>Le informazioni erano di capitale importanza da quando la caduta di Costantinopoli aveva determinato la chiusura della rotta via terra con le Indie, rendendo chiaro all\u2019Europa che la scoperta di rotte alternative avrebbe comportato lo spostamento dei traffici dal Mediterraneo all\u2019Atlantico. Diventa dunque comprensibile la reazione dell\u2019ambasciatore veneziano a Lisbona nel resoconto del valore inestimabile delle merci portate in patria da Vasco da Gama: scrisse infatti che un giorno tanto funesto per il commercio veneziano non c\u2019era mai stato nelle storia della Repubblica di San Marco. E si possono comprendere le contromisure che quest\u2019ultima tent\u00f2 di adottare: la battaglia navale di Diu del 1509 viene ricordata come la grande vittoria di Francisco de Almeida contro i \u201cturchi\u201d, ma a dar loro manforte c&#8217;era la Repubblica di Venezia, nell&#8217;ottica per cui il nemico del mio nemico \u00e8 mio amico.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 italiana rappresent\u00f2 in Portogallo un punto di riferimento per navigatori pi\u00f9 noti, come <strong>Cristoforo Colombo<\/strong> e <strong>Amerigo Vespucci<\/strong>, quest\u2019ultimo al servizio di D. Manuel tra il 1501 e 1504 e autore della lettera <em>Mundus Novus<\/em>. Il testo, il primo in cui si sancisce l\u2019identit\u00e0 e individualit\u00e0 dell\u2019America, fu composto proprio a Lisbona.<\/p>\n<p>Fu sempre il dinamismo di questa comunit\u00e0 ad offrire spunti per la ricerca di una nuova terra in cui condurre le proprie attivit\u00e0 e le proprie vite quando l\u2019intolleranza religiosa condusse, a partire dal 1492, al <em>Galut<\/em>, la diaspora sefardita. Le citt\u00e0 italiane costituivano poli attrattivi per i nuovi-cristiani ed ebrei, spinti dalle espulsioni e dalle persecuzioni iberiche, una spinta creatrice di nuove opportunit\u00e0, alleanze e promozione delle mobilit\u00e0 sociale che trascese la drammatica questione che vi diede origine. Si pu\u00f2 menzionare <strong>Juda<\/strong> <strong>Abravanel<\/strong> \/ <strong>Le\u00e3o Hebreu<\/strong>, stabilitosi prima a Napoli, poi (dopo la conquista spagnola del Meridione d\u2019Italia) a Venezia, autore del tentativo di dimostrare il raccordo tra la Bibbia e la filosofia greca, e autore dei Dialoghi d\u2019Amore. Ed i tipografi <strong>Abraham Usque<\/strong> \/ <strong>Duarte Pinhel<\/strong> e <strong>Yomtob Atias<\/strong>, autori della straordinaria Bibbia di Ferrara in lingua giudaico-spagnola (\u201cladino\u201d in portoghese), ivi stampata tra il 1551 e il 1553. O, ancora, allo straordinario impulso e dinamizzazione che la presenza di popolazione iberica di religione ebraica forn\u00ec alla citt\u00e0 di Livorno, tra cui la famiglia Ximenes de Aragao, oppure alla celebre famiglia Mendes Benveniste, attiva tra Ferrara e Venezia, che ricopr\u00ec ruoli di potere in tutta Europa ed ispir\u00f2 autori come Shakespeare e , affermandosi nella memoria collettiva come simbolo della Diaspora ebraica. Fu proprio nell\u2019isola greca di Rodi, quando questa faceva parte dell\u2019Italia, che Alberto Benveniste fu arrestato e deportato ad Auschwitz, da cui non torn\u00f2. Ed \u00e8 significativo degli sforzi comuni italiani e portoghesi perch\u00e9 l\u2019intolleranza e il razzismo non trovino spazio delle nostre societ\u00e0 che la cattedra di Studi Sefarditi presso la Facolt\u00e0 di Lettere dell\u2019Universit\u00e0 di Lisbona, porti il suo nome.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sezione precedente: <a href=\"https:\/\/iiclisbona.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/storia-delle-relazioni-italia-portogallo\/basso-medioevo-la-varieta-dei-rapporti-culturali\/\">Basso Medioevo. La variet\u00e0 dei rapporti culturali.<\/a><\/p>\n<p>Sezione successiva: <a href=\"https:\/\/iiclisbona.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/storia-delle-relazioni-italia-portogallo\/architettura-e-musica-nelleta-moderna\/\">Architettura e musica nell&#8217;Et\u00e0 Moderna<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Giuristi, religiosi, diplomatici ed artisti hanno alimentato il dialogo e la mutua influenza tra le due culture, ma non furono da meno i mercanti, i cui nomi restano legati alla storia delle esplorazioni marittime portoghesi. 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