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Architettura e musica nell'Età Moderna

 

Architettura e musica nell'Età Moderna

La significativa presenza in Portogallo di banchieri e agenti commerciali contribuì ad offrire nuovi stimoli anche sotto il profilo artistico-culturale: la comunità italiana commissionò palazzi in stile rinascimentale, e finanziò pittori, scultori e musicisti italiani ed edificano ricche chiese, come la chiesa di Nostra Signora di Loreto, da sempre “Chiesa degli Italiani” nonostante l’assenza di una compagine politica italiana fino al 1816. Situata nella centralissima Chiado, da 503 anni costituisce un nucleo di aggregazione sociale per la numerosa comunità residente a Lisbona, costantemente in crescita e che ha superato nell’intero Paese le 30.000 unità

Ma la committenza non fu meramente italiana: Filippo I conferì al bolognese Filippo Terzi competenze e poteri di cui nessun altro architetto aveva mai goduto prima, in qualità di sovrintendente generale dell'intero patrimonio immobiliare di proprietà della Corona. Il suo nome è legato allo straordinario Claustro de D. João III del Convento de Cristo di Tomar o alla Chiesa di São Vicente de Fora a Lisbona, ma soprattutto ad imponenti opere di fortificazione: la sua chiamata rispondeva ad esigenze della corsa europea all’adattamento delle strutture difensive alle innovazioni tattiche introdotte dalla polvere da sparo e dall’artiglieria.

Questo storico dialogo tra i linguaggi architettonici dei nostri due paesi trova a Coimbra eccezionale affermazione. La presenza del convento dell’Ordine dei Frati Minori attesta una matrice italiana, in quanto nella scelta dello stile e degli spazi si proiettano gli ideali di povertà francescani nel paesaggio architettonico portoghese. Ma è la straordinaria Porta Especiosa della Sé Velha ad attirare da secoli gli sguardi affascinati dei visitatori che affrontano la salita “Quebra-Costas”. Il suo autore, Andrea Sansovino, aveva 22 anni quando venne scelto da Lorenzo de Medici per venire incontro alla richiesta di João II, che con Il Magnifico intratteneva una corrispondenza epistolare. E la sua rubrica poteva annoverare contatti del calibro di Leonardo da Vinci e Poliziano, che si offrì di celebrare in latino le audaci imprese dei navigatori lusitani. Il genio rinascimentale esercitò il suo fascino anche sul vescovo D. Miguel da Silva, amico di Raffaello e di Baldassarre Castiglione, che proprio a lui avrebbe dedicato la sua opera più famosa, Il Cortegiano; al suo servizio lavorò Francesco da Cremona, che in Portogallo esportò un ideale di intelligenza pratica al servizio dell’ideale estetico del Rinascimento.

Impronte profonde nel panorama architettonico portoghese furono impresse anche da Niccolò Nasoni, autore dell’ Igreja e della Torre dos Clérigos, del Palazzo Episcopal e del Palazzo do Freixo a Porto, ma anche dello straordinario Santuário de Nossa Senhora dos Remédios a Lamego.

Meno duraturo, ma comunque significativo, il lavoro di Filippo Juvarra, ricevuto con tutti gli onori da João V, per il quale lavorò anche alla realizzazione del Palazzo Reale di Paço da Ribeira, scomparso nel terremoto del 1755, e al Palazzo di Mafra.

Anche il bolognese Giuseppe Antonio Landi, conosciuto in Portogallo e Brasile come Antônio José Landi, lavorò per João V e, nei due anni in cui si trattenne, diresse i lavori del Seminário de Coimbra, per quanto i nomi legati a questo edificio siano quelli di Giovani Tamossi e Giacomo Azzollini. In realtà, come D. Manuel con Vespucci due secoli e mezzo prima, anche Landi fu contrattato dal sovrano portoghese per le sue competenze geo-topografiche per stabilire i confini della colonia Brasiliana, per ottemperare agli obblighi stabiliti dal Tratado de Madrid del 1750.

Il mecenatismo di D. João V e la sua ammirazione per l’Italia non si limitarono all’architettura: con l’oro del Brasile si fece promotore degli scambi artistici e letterari tra Italia e Portogallo, per esempio finanziando la costruzione a Roma, alle pendici del monte Gianicolo, del “Bosco Parrasio”, sede dell’Accademia dell’Arcadia. Questo circolo esclusivo , fondato da Cristina di Svezia, riunì i più grandi intellettuali dell’epoca in un’associazione di grande influenza estetica ed intellettuale, con un raggio di azione ed una visione europei. Il XVIII e XIX secolo videro avvicendarsi sulla scena musicale portoghese compositori del calibro di Domenico Scarlatti, Pietro Giorgio Avondano, Giovanni Carlo Sicinio Galli Bibbiena, Davide Perez e Niccolò Jommelli. Ancora oggi il Conservatorio di Lisbona porta il nome del suo Primo Direttore, straordinario riformatore dell’insegnamento della Musica in Portogallo: João Domingos Bomtempo, figlio del napoletano Francesco Saverio Buontempo, invitato da José I a prendere parte della Capela Real.

 

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1911